Ci scrive Don Julian Ballesta, fidei donum della Diocesi di Roma a Guayaquil, in Equador. Gli avevamo chiesto notizie avendo sentito che Guayaquil è una delle città dell’America Latina più colpite dal nuovo coronavirus. Questa è la sua lettera che condividiamo:

Carissimi,

Grazie per la vostra e-mail. Faccio una preghiera per il nostro Cardinale Vicario. Dio lo sorregga in questa angoscia.

Vi scrivo Domenica delle Palme e vi mando foto con i pochi che siamo a casa. Anche qui a Guayaquil siamo tutti confinati a casa. La parrocchia è chiusa.

A Guayaquil c’è un focolaio di infezione di covid-19, perché non riescono a seppellire i morti. Alcuni rimangono anche sei giorni a casa. Ma la cosa si sta normalizzando, grazie a Dio, così mi sembra. Anche se i problemi continuano.

Nella nostra parrocchia ci sono già alcuni morti. Rosa era la nostra cara cuoca del giovedì: è morta tre giorni fa. C’è il dubbio che si trattasse di covid. Era molto povera. I fratelli della sua comunità mi hanno dato una bella testimonianza, a gloria di Dio; hanno raccolto tra di loro 900 dollari per aiutare la figlia a pagare la bara e la sepoltura.

Paolino, un altro fratello, è morto di covid sei giorni fa. Facendo le condoglianze alla figlia mi diceva piangendo: il mio dolore è non aver potuto vedere mio padre. Come sta succedendo in tanti posti. 

Yoder, anche lui un fratello, è stato seppellito ieri: covid. Ci faceva sempre gratis tutti i cartelli in chiesa e nelle sale. Io gli avevo portato medicine e cibo. Ma non è riuscito a sopravvivere. Dio lo ha accolto, senza dubbio. I poveri se ne vanno in cielo senza far rumore.

Riguardo ai poveri, voi sapete che funziona la Caritas in parrocchia. Arrivano tanti poveri a chiedere viveri. Facciamo quello che possiamo. Abbiamo distribuito 200 kit che ci ha donato l’arcidiocesi, offerti da molti benefattori. Noi cerchiamo di darli ai più bisognosi.

A casa viviamo una vita semplice di preghiera: la liturgia delle ore, rosario, la vita dei santi, la messa per Facebook, e sono tanti che ascoltano. A casa siamo in cinque: Angel, equadoriano, del centro vocazionale, 18 anni, vuole entrare in seminario. Ivan, 31 anni medico, di El Salvador, studia nel seminario di Filadelfia (USA), adesso è con me in missione. Nelson di Cuba, come missionario laico e Javier, colombiano. Il suo Vescovo lo ha mandato da me per vivere questa vita quasi monacale. E poi il sottoscritto, un servitore, fidei donum di Roma, spagnolo. A casa viviamo un poco l’universalità della Chiesa.

La Chiesa viva continua nelle case. Le 31 comunità neocatecumenali – sono circa mille fratelli -fanno liturgie domestiche, familiari: lodi, vespri, celebrazioni della Parola con risonanze di genitori e figli. Una bellezza!! E ascoltano la messa che presiede il parroco tramite Facebook, facendo la comunione spirituale. Anche altri fratelli che non appartengono a una comunità, ma vengono la domenica alla messa, ora la ascoltano per internet.

Un caro saluto

La pace e Buona Pasqua

Don Julian