Lettera di Don Paolo Boumis, missionario fidei donum di Roma in Brasile.

Carissimi amici,

dopo il mio ritorno a Itacuruba alla fine di Settembre, torno a raccontarvi un po’ della nostra vita in questa terra assetata. Il viaggio iniziato a Giugno con la previsione di rientro all’inizio di Luglio si era prolungato per altri tre mesi, a causa delle complicazioni di un piccolo intervento chirurgico, resosi necessario per le conseguenze di vecchie ferite della mia complessa storia medica.

L’incontro con la mia gente, che aspettava da quattro mesi il mio ritorno, è stato bellissimo e commovente: avevano addobbato il salone parrocchiale e preparato a cena per cinquanta persone. Grande festa, abbracci e gioia. Il loro affetto e la loro preoccupazione, sinceri e pieni di tenerezza, sono per me motivo di ringraziamento e incoraggiamento a continuare questo cammino. Ho saputo dai loro racconti come abbiano cercato di portare avanti la vita parrocchiale, soprattutto nel Settenario del Sacro Cuore, la festa tradizionale di Agosto, con molto impegno e partecipazione. Sono stati molto aiutati dal vescovo e dai parroci vicini, che si sono alternati nelle celebrazioni e nella presenza nei momenti forti.

Durante la mia permanenza a Roma, nel colloquio che ho avuto con Don Angelo De Donatis, nuovo Vicario della Diocesi, abbiamo parlato del futuro della mia missione e del suo significato per la comunione tra la nostra Chiesa di Roma e la Diocesi di Floresta. Don Angelo mi ha confermato stima e fiducia rinnovando il mio mandato.

Con me è venuta Manuela, una giovane di Ostia, che da tempo desiderava fare un’esperienza missionaria. Si è fermata un mese, partecipando della nostra vita, facendo grande amicizia con i giovani e aiutando nell’animazione dei bambini, specialmente nel viaggio dei Lupetti a Recife per l’incontro regionale. Lei è una esperta animatrice dell’Oratorio nella sua parrocchia e ha messo a disposizione dei nostri piccoli tutta l’esperienza e l’entusiasmo che poteva, fino a perdere la voce. La sua visita, come sempre succede, ha lasciato bei ricordi, nostalgia, con la promessa di rivedersi l’anno prossimo.

La settimana scorsa la diocesi ha vissuto un momento molto intenso di riflessione e testimonianza, nella Caminata della Pace, che ogni anno raduna moltissima gente delle diverse parrocchie insieme alle scuole e alle istituzioni pubbliche, per denunciare la violenza barbara di cui siamo quotidianamente vittime (dall’inizio dell’anno più di duecento omicidi nel territorio diocesano) e la cultura della vendetta familiare, radicata profondamente nel cuore di questo popolo. Quest’anno hanno partecipato quasi mille giovani studenti, coordinati dalla Pastorale Diocesana dell’Educazione per una Cultura di Pace, che da molti anni lavora con i professori e gli alunni per instillare nelle nuove generazioni i valori di tolleranza, impegno e rispetto della vita. È un lavoro che ha già dato molti frutti, lungo questi anni, ma che, come è facile immaginare, non può mai dirsi concluso.

Veniamo alle pesanti note dolenti: tornando a girare con la mia macchinetta (che comincia a sentire il peso di 80.000 km e quindi ha bisogno delle prime costosissime manutenzioni), ho trovato la campagna molto inaridita e desolata, a causa della siccità prolungata che non accenna a diminuire. Se a questo aggiungete la pesante crisi economica generale del Brasile, le politiche esclusive e sciagurate dell’attuale governo, insieme alla sfacciata e vergognosa corruzione impunita dei massimi livelli del potere, aumenta in modo esponenziale il senso di frustrazione e impotenza della maggior parte della popolazione. La chiesa brasiliana sta denunciando e accompagnando questa difficile congiuntura, ponendosi sempre al lato degli impoveriti e esclusi, che aumentano ogni giorno di più, ma sembra che la sua voce di denuncia resti totalmente inascoltata. Le conquiste sociali e economiche dei quindici anni passati sono un pallido ricordo: stiamo ricadendo in un clima che viene dai più, definito di “pre-dittatura”, anche con espliciti appelli alla forza militare, per porre rimedio al disordine. Abbiamo bisogno di molta preghiera da parte di tutti voi, perché possa prevalere la saggezza e la giustizia che questo popolo merita.

Io cerco di ricuperare il tempo perduto, ricominciando le attività pastorali interrotte: sto visitando le comunità rurali, con sorprese belle e brutte. Un villaggio, pian piano, si sta organizzando per iniziare la celebrazione domenicale della Parola, dopo aver ristrutturato la cappellina e piantato un giardino di cactus tutto intorno: un lavoro dignitoso e piacevole a vedersi, segno di crescita e amore alla propria chiesa.

Un altro villaggio, invece, in cui sono andato ieri a celebrare la Messa, non apriva la chiesa da giugno: i pipistrelli e gli insetti in questi mesi sono stati assidui frequentatori del luogo di culto molto più dei cristiani… Anche lì dovremo ricominciare con pazienza.

La parrocchia ha ripreso il cammino delle Sante Missioni Popolari, con l’impegno di animare tutte le comunità ad “uscire nelle strade”, come Papa Francesco desidera, allo scopo di donare nuova linfa alla vita cristiana. Infine stiamo riorganizzando la catechesi dei bambini e degli adulti, insieme a tutta la diocesi, per dare al cammino di iniziazione cristiana, una profondità maggiore e una coscienza più viva della sua bellezza.

Gli scout camminano, i capi litigano e poi fanno pace, come dappertutto, ma il gruppo cresce e domenica scorsa ha celebrato il suo primo compleanno. È stata una giornata intensa e bellissima: la mattina il gruppo ha organizzato una azione di servizio comunitario, con una campagna di educazione sanitaria per tutta la popolazione giovanile. Sono venuti tre dentisti volontari che hanno effettuato 150 visite e interventi per i bambini dagli 8 ai 14 anni. Ci sono stati giochi e regali per tutti, perché il 12 Ottobre in Brasile è la festa dei bambini e qui non c’è la tradizione dei regali di Natale. La sera abbiamo celebrato la Messa solenne con il rinnovo della Promessa e le foto di rito.

Per concludere: la storia di S., una ragazzina di 13 anni che ha chiesto di parlarmi con molto timore. Il pastore cosiddetto “evangelico” della chiesa frequentata dalla sua cosiddetta “famiglia” le aveva inculcato che parlare con i preti è peccato e che si rischia l’inferno. Reprimendo la rabbia per tanta calcolata stupidità ignorante, ho dovuto usare tutta la tenerezza e la prudenza insegnatami dalla missione, per poter far sì che si aprisse per raccontarmi la sua storia: è una tristissima vicenda di abbandono da parte della mamma, che per sette anni ha “trattato lei e la sorellina come cani”, per usare l’espressione di S. Mi diceva che nell’ultima Festa della Mamma, che come sapete qui è un giorno speciale, ha dovuto preparare canti e poesie per le mamme dei suoi compagni e non per la sua. Alla fine però, con gli occhioni nerissimi di nuovo luminosi, mi ha confidato che si era sentita meglio nel parlare con me, sentendosi più sicura e accolta, e mi ha promesso che sarebbe tornata.

Come diceva il grande De André: “Dai diamanti non nasce niente. Dal letame nascono i fior…

Un grande abbraccio.

Don Paolo