Pubblichiamo la lettera che ci ha inviato Don Paolino Fiocco, prete della diocesi di Roma in missione nelle Filippine.

Anche se lontano da famiglia e comunità, penso sia bene per i fratelli che io rimanga qui a condividere con loro la precarietà della vita e anche la speranza che ci infonde la fede: Dio è presente in questo calvario e… non ci abbandonerà.

Carissimi fratelli,

          la consolazione del Signore sia con tutti voi, in questo momento di prova per tutti: non vi nascondo la mia amarezza e commozione nel sentire i notiziari e il numero dei decessi… e vedere che sono portati alla cremazione senza nessuna forma di saluto dai e dei loro cari… e nemmeno quello religioso. Un tempo si diceva: “Con il conforto dei sacramenti cristiani”.

        Prima di tutto tengo a rassicuravi sul mio stato di salute: io sto bene e così anche tutti i preti e il personale della Cattedrale di Legazpi.

         Mi trovo nella regione di Bicol a circa 500 km a sud di Manila e secondo le informazioni ufficiali è ancora una regione non colpita dall’infezione; ci sono solo 4 casi in osservazione. A livello nazionale la situazione non è così catastrofica come in Italia: a ieri 19 marzo, erano riportati 217 casi di infettati e 19 decessi. A livello ufficioso però penso siano di più solo che non sono riconosciuti, sia per la scarsa attrezzatura medica sia perché i decessi per complicazioni polmonari sono molto comuni da queste parti. Inoltre qui non si va dal medico per un colpo di tosse, ne per uno starnuto; qui si paga tutto: la visita medica, il ricovero e le medicine…molti non possono permetterselo. L’assistenza medica non è come in Italia!!

        Nonostante i pochi casi di infezione, nell’ultima settimana il governo sta prendendo anche qui misure drastiche. Le scuole sono chiuse già da due settimane e da domenica scorsa ormai in tutte le diocesi sono sospese le messe, via crucis (molto partecipate nelle Filppine), processioni quaresimali, ecc…insomma qualsiasi aggregazione di persone. Le disposizioni del vescovo in accordo con le autorità civili, permettono i funerali con non più di 20 persone e tutte rigorosamente a distanza di sicurezza.

        Le chiese rimangono aperte per la preghiera personale e devo dire che vari fedeli nel corso della giornata entrano per sostare un po’ in preghiera… però che desolazione domenica sera vedere il piazzale e la chiesa vuota, quando le altre domeniche alla messa delle 19.00 la chiesa era gremita e la gente partecipava alla messa stando fuori.

        Negli ultimi giorni le restrizioni aumentano: da domenica scorsa, Manila è una città chiusa, si entra solo con permessi motivati; l’aeroporto è aperto solo per gli stranieri che vogliono lasciare il paese e anche il porto è chiuso.

Così per le altre isole: non c’è più comunicazione né via cielo né via mare. Da ieri ci sono difficoltà anche per andare nelle città vicine. I negozi sono ad orario ridotto e sono aperti solo alimentari, banche, uffici postali e chiaramente farmacie… Al momento non c’è scarsità di viveri; qualche problema per trovare le mascherine, alcool e vitamin C. Dimenticavo: a Manila da domenica note, e qui da mercoledi, non ci sono più mezzi pubblici: bus, pulmini, taxi, ecc… e nelle macchine private possono circolare solo autista e un passeggero.

        In canonica siamo 7 preti e celebriamo assieme, a volte viene qualche suora. Ieri il vescovo ha già comunicato che non ci saranno i riti della settimana santa; anche la messa del crisma, sarà partecipata solo da alcuni preti… mentre per la lavanda dei piedi rimane a discreaione del parroco (suggerisce che si faccia a qualcuno, non necessariamente 12). Niente adorazione della Croce né veglia pasquale. Quello che suggerisce è che, là dove è possibile, il prete vada con un crocifisso o con il Santissimo per le starde dei quartieri, accompagnato da uno o due persone e qualche canto appropriato. Un po’ come ha fatto un mese fa quel prete a Palermo. Ancora non è stato deciso niente ma se si farà qualcosa… io ho già dato la mia disponibilità a collaborare. Anche per le confessioni… non c’è lavoro: il vescovo ha dato disposizioni per l’assoluzione generale, che chiaramente si userà quando si potrà o sarà necessario.

            Da martedì sono da solo in quanto, avendo cancellato tutti gli impegni, Marian è tornata in famiglia Manila e Eduardo è partito per Dar el Salam dove aiuterà il rettore per la progettazione del nuovo seminario Redmptoris Mater. Prevede di rimanere là fino ai primi di maggio e poi…. vedrà se ritornare in Italia oppure venire qui e ricominciare il lavoro. Nelle prime due settimane di giugno sarebbe programmata la missione due a due…. vedremo se si potrà fare.

Per quanto riguardo il mio futuro, ora più che mai è nelle mani di Dio. Io dovrei rientrare in Italia il 22 di aprile e rimanervi fino alla fine di maggio ma al momento è tutto chiuso e incerto. Anche se lontano da famiglia e comunità, penso sia bene per i fratelli che io rimanga qui a condividere con loro la precarietà della vita e anche la speranza che ci infonde la fede: Dio è presente in questo calvario e… non ci abbandonerà. Papa Francesco, in un suo discorso, ha invitato i preti a non lasciar soli i fedeli, a non fare come don Abbondio.

A Manila è rimasto anche il rettore del seminaro, don Paolo Benetton e a Iloilo, (sull’isola di Panay) don Anjel Mollica, anche lui isolato dal resto del mondo, tutti e due della Diocesi di Roma.

        Ho pensato di scrivere questa lettera, mandare mie notizie a Sua Eminenza Card. Angelo De Donatis, alla comunità e a tanti conoscenti che mi chiedono come va e come mi trovo in questa parte del mondo… molto vicina alla Cina, ma non ancora così colpita  dal covid19.

         Io prego per tutti voi e chiedo una preghiera.

        La pace del Signore, accompagnata da un virtuale abbraccio forte forte, sia con voi tutti.

        Paolino